Esame Avvocato: la mera motivazione numerica non è più sufficiente

Published On: 4 Luglio 2024

La Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale di Milano, con la recente ordinanza n. 612 del’14 giugno 2024 e con ulteriori successive quattro ordinanze del medesimo contenuto (l’ultima è la n. 684 del 28 giugno 2024), si è pronunciata su una interessante questione in materia di esame di abilitazione alla professione forense, in particolare modificando (o meglio, adeguando) il precedente granitico orientamento circa la sufficienza della motivazione espressa esclusivamente con un metodo numerico.

Le pronunce, infatti, seppur soltanto in sede cautelare, sono le prime ad aver modificato il principio – riconosciuto dalla sentenza n. 175/2011 della Corte Costituzionale e dalla connessa sentenza n. 7/2017 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato – secondo cui la valutazione meramente numerica espressa dai commissari in relazione alle prove scritte sia tendenzialmente adeguata.

Tali celebri pronunce avevano compiuto un non semplice bilanciamento tra due interessi contrapposti: da un lato, l’esigenza di speditezza dell’azione amministrativa, rispetto alla correzione di tre elaborati per ciascuno dei quasi venticinquemila candidati partecipanti alla sessione 2017 (si parla di oltre settantaquattromila compiti); dall’altro lato, il diritto dei candidati di poter comprendere e ricostruire l’iter logico che ha portato alla valutazione negativa, anche al fine di poterne valutare la correttezza in giudizio.

Il T.A.R. Milano prende atto delle modificate circostanze e in particolare che: a) i candidati all’ultima sessione sono stati meno di diecimila; b) i compiti scritti non sono più tre ma solo uno; c) i componenti delle sottocommissioni non sono più cinque ma tre, permettendo così la costituzione di un maggior numero di sottocommissioni.

I difensori dei candidati ricorrenti, dunque, hanno sostenuto che i princìpi scaturenti dalle predette pronunce della Corte Costituzionale e dell’Adunanza Plenaria non siano più attuali, chiedendo un nuovo bilanciamento tra i contrapposti interessi in gioco.

Il T.A.R., ritenendo presente sia il requisito dei periculum che del fumus (“…che in tale contesto si è fortemente attenuata l’esigenza di accelerare al massimo grado i tempi di correzione degli elaborati scritti, sicché non appare più incompatibile con l’attuale struttura dell’esame una motivazione consistente nel solo voto numerico, senza alcuna ulteriore indicazione, sia pure mediante segni grafici apposti a margine del tema, delle ragioni ad esso sottese; che l’apprezzamento della completezza della motivazione, in rapporto alle necessità di speditezza, può mutare a seconda delle circostanze concrete, come viene confermato dalla prassi seguita dalle commissioni istituite preso altre Corti di appello, nel senso di sostenere il voto numerico con ulteriori elementi, sia pure estremamente sintetici”), ha accolto l’istanza cautelare, ordinando il riesame degli elaborati da parte di una diversa commissione.

Tale cambio di orientamento costituisce un approdo fondamentale per tutti coloro che, negli anni, hanno aspirato ad ottenere l’abilitazione alla professione forense, scontrandosi tuttavia con un sistema antiquato, farraginoso, spesso poco trasparente e – appunto – privi di una reale tutela giudiziale.

#abilitazioneforense #abilitazione #ricorso #motivazione #correzione

About the Author: Francesco Giuseppe Marino

Condividi

Esame Avvocato: la mera motivazione numerica non è più sufficiente

Published On: 4 Luglio 2024

La Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale di Milano, con la recente ordinanza n. 612 del’14 giugno 2024 e con ulteriori successive quattro ordinanze del medesimo contenuto (l’ultima è la n. 684 del 28 giugno 2024), si è pronunciata su una interessante questione in materia di esame di abilitazione alla professione forense, in particolare modificando (o meglio, adeguando) il precedente granitico orientamento circa la sufficienza della motivazione espressa esclusivamente con un metodo numerico.

Le pronunce, infatti, seppur soltanto in sede cautelare, sono le prime ad aver modificato il principio – riconosciuto dalla sentenza n. 175/2011 della Corte Costituzionale e dalla connessa sentenza n. 7/2017 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato – secondo cui la valutazione meramente numerica espressa dai commissari in relazione alle prove scritte sia tendenzialmente adeguata.

Tali celebri pronunce avevano compiuto un non semplice bilanciamento tra due interessi contrapposti: da un lato, l’esigenza di speditezza dell’azione amministrativa, rispetto alla correzione di tre elaborati per ciascuno dei quasi venticinquemila candidati partecipanti alla sessione 2017 (si parla di oltre settantaquattromila compiti); dall’altro lato, il diritto dei candidati di poter comprendere e ricostruire l’iter logico che ha portato alla valutazione negativa, anche al fine di poterne valutare la correttezza in giudizio.

Il T.A.R. Milano prende atto delle modificate circostanze e in particolare che: a) i candidati all’ultima sessione sono stati meno di diecimila; b) i compiti scritti non sono più tre ma solo uno; c) i componenti delle sottocommissioni non sono più cinque ma tre, permettendo così la costituzione di un maggior numero di sottocommissioni.

I difensori dei candidati ricorrenti, dunque, hanno sostenuto che i princìpi scaturenti dalle predette pronunce della Corte Costituzionale e dell’Adunanza Plenaria non siano più attuali, chiedendo un nuovo bilanciamento tra i contrapposti interessi in gioco.

Il T.A.R., ritenendo presente sia il requisito dei periculum che del fumus (“…che in tale contesto si è fortemente attenuata l’esigenza di accelerare al massimo grado i tempi di correzione degli elaborati scritti, sicché non appare più incompatibile con l’attuale struttura dell’esame una motivazione consistente nel solo voto numerico, senza alcuna ulteriore indicazione, sia pure mediante segni grafici apposti a margine del tema, delle ragioni ad esso sottese; che l’apprezzamento della completezza della motivazione, in rapporto alle necessità di speditezza, può mutare a seconda delle circostanze concrete, come viene confermato dalla prassi seguita dalle commissioni istituite preso altre Corti di appello, nel senso di sostenere il voto numerico con ulteriori elementi, sia pure estremamente sintetici”), ha accolto l’istanza cautelare, ordinando il riesame degli elaborati da parte di una diversa commissione.

Tale cambio di orientamento costituisce un approdo fondamentale per tutti coloro che, negli anni, hanno aspirato ad ottenere l’abilitazione alla professione forense, scontrandosi tuttavia con un sistema antiquato, farraginoso, spesso poco trasparente e – appunto – privi di una reale tutela giudiziale.

#abilitazioneforense #abilitazione #ricorso #motivazione #correzione

About the Author: Francesco Giuseppe Marino